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ALL'INCROCIO DI GODIA ENNESIMO INCIDENTE STRADALE


Grave un anziano che in scooter si scontra con un’auto «Abbiamo paura. Intervengano qui, non in Mercatovecchio»
        L’incrocio maledetto ha colpito ancora. Un anziano in scooter viene centrato in pieno da un’auto e finisce all’ospedale. È l’ennesimo incidente che ha avuto come teatro lo stop fra via Cividina e via La Spezia, a Godia, uno dei “punti neri” nella viabilità udinese. Fortunatamente lo scontro non ha avuto risvolti tragici, anche se la prognosi resta riservata per il ferito, l’80enne Severino Giacomini, di Molin Nuovo, rimasto cosciente durante i soccorsi e che adesso si trova ricoverato al nosocomio udinese.

        Erano passate le 10 da una manciata di minuti e Giacomini era partito da casa per recarsi a Godia a bordo della sua Vespa Piaggio quando è arrivato in prossimità dell’incrocio. Il 70enne Giovanni Luca, che viaggiava verso Udine a bordo della sua Bmw, dice di aver visto sbucare Giacomini dallo stop. «È spuntato all’improvviso – ha raccontato Luca, ex dirigente della sicurezza del traffico in autostrada –. Mi sono subito accorto che era troppo tardi per frenare e così ho sterzato bruscamente a sinistra. Per fortuna nell’altra corsia non c’era nessuno». Infatti il camionista di un Tir che stava sopraggiungendo diretto a Povoletto ha assistito alla scena senza esserne coinvolto. «Ho visto lo scooter uscire dallo stop – ha raccontato il guidatore, il 42enne Luigino Conchin –. La macchina ha allargato a sinistra nel tentativo di evitare l’impatto, ma era impossibile. Ho pensato subito al peggio...».
        L’anziano di Molin Nuovo, sbalzato dal motociclo, è finito con la schiena sul parabrezza dell’auto, sfondandolo. Caduto a terra si è procurato un’escoriazione al piede e diverse fratture. L’uomo è rimasto cosciente per tutto il tempo delle cure. Sul posto sono arrivati i sanitari del 118, allertati dal camionista, e pochi minuti dopo gli uomini della Polizia municipale (che hanno fatto i rilievi per stabilire le cause del sinistro) e pure una pattuglia dei carabinieri.
        Questo il racconto sull’ennesimo scontro che ha suscitato ulteriore allarme ed esasperazione fra gli abitanti della zona. L’ultimo incidente si era verificato appena due giorni prima, lunedì. A essere coinvolta era stata una giovane a bordo di un motociclo investito da un’auto. «Tanta paura e tante botte, ma nulla di grave – riferisce un residente di Godia –. Noi siamo stanchi perché viviamo ogni giorno con la paura che possa succedere una tragedia. E non sarebbe la prima volta».
        A finire nel mirino degli abitanti è pure l’amministrazione comunale. «Avevano detto che i lavori per la nuova rotonda sarebbero partiti a settembre dell’anno scorso – ricorda una signora – e invece adesso spendono soldi per sistemare via Mercatovecchio, ma invece quel denaro serve qui, perché è qui che ci sono i morti». La donna è proprietaria della casa sull’angolo fra via Cividina e via La Spezia. «Non ne posso più – aggiunge –. Una volta ho persino visto una macchina volare dopo uno scontro. C’è poca visibilità all’incrocio, in più la gente corre troppo. Il Comune ha sistemato due rallentatori in via Cividina, ma creano l’effetto opposto perché gli automobilisti accelerano per fare il salto».

        Michela Zanutto
        Messaggero Veneto
        19 luglio 201

        BAMBI HA TROVATO CASA NEL PARCO DEL TORRE, ALLE PORTE DI UDINE.


        di Alessandra Ceschia
        Messaggero Veneto
        30 giugno 2012

        UDINE. A scorgerlo fra gli alberi mentre succhiava il latte da mamma cerva è stato un gruppo di soci della Riserva di caccia di Udine. Accarezzato dai primi raggi del sole “Bambi” si reggeva ancora malfermo sulle
        zampe mentre esplorava il parco del Torre a pochi giorni dalla nascita.
        
        

        Mamma cerva allatta il piccolo nel parco del Torre
        Era l’alba di una settimana fa. «Eravamo certi della presenza di un cervo adulto nel territorio della Riserva – testimonia il direttore Silvano Buiatti –. Lo scorso anno avevamo scorto le tracce di una femmina da oltre un centinaio di chili e avevamo avvistato un altro animale di circa un anno, ma non potevamo immaginare che potessero insediarsi sul nostro territorio».
        E invece, a dispetto delle previsioni, mamma cerva ha scelto il parco del Torre per far crescere i suoi piccoli e i soci della Riserva, una trentina in tutto, hanno deciso di adottare tutta la famigliola.
        «Per noi è un motivo di orgoglio – chiarisce Buiatti – oggi i cacciatori sono tutori di un equilibrio sul territorio, il più delle volte accanto al fucile hanno la macchina fotografica e sanno catturare anche le emozioni, non solo le prede. Nella nostra Riserva, che si estende per un migliaio di ettari, abbiamo censito una settantina di caprioli e una decina di cinghiali, una popolazione che, stagione dopo stagione aumenta del 15-20%, segno che, a dispetto delle polemiche, rispettiamo i prelievi, blocchiamo il bracconaggio, effettuiamo i prelievi di volpi per la rabbia silvestre e in passato abbiamo distribuito le esche».
        Per Buiatti, la presenza della famiglia di cervi nel parco del Torre, che potrebbe comprendere anche un maschio adulto, è il risultato delle politiche gestionali adottate dai soci della Riserva di Udine, ma anche di quelle delle riserve vicine, da Remanzacco a Povoletto, a Reana e Pradamano.
        E anche sul fronte della sicurezza e delle preoccupazioni sollevate dalle associazioni ambientaliste e da alcuni cittadini circa i rischi per i frequentatori del parco e della pista ciclabile durante l’attività venatoria, Comune e Riserva avrebbero trovato un accordo nel corso di un incontro convocato dalla Regione nei giorni scorsi.
        «Per la caccia di selezione agli ungulati non ci sono problemi perché viene fatta all’alba e al tramonto, quando non ci sono frequentatori – riferisce l’assessore Lorenzo Croattini – i rappresentanti della Riserva si sono detti anche disponibili a chiudere le aperture della altane verso le piste ciclabili per limitare ulteriormente i rischi. Quanto alla caccia a pallini - aggiunge – abbiamo chiesto che venga aumentata la fascia di sicurezza e anche in questo caso abbiamo incontrato ampia disponibilità».


        *** INTERVENTO RIDICOLO QUELLO DELL'ASSESSORE ALL'ECOLOGIA DEL COMUNE DI UDINE. 
        PRATICAMENTE E' COME SE SCONSIGLIASSE L'ACCESSO, IN QUEI SPECIFICI MOMENTI DELLA GIORNATA, AI FREQUENTATORI DEL PARCO. 
        E' DISCRIMINANTE !
        ALTRETANTO DISCRIMINANTE  E' L'AVER CHIUSO CON UNA SBARRA L'ACCESSO AL PARCO IMPEDENDO IN TAL MODO LA LIBERTA' DI TRANSITO AI MEZZI DEI DISABILI CHE AVREBBERO IL DIRITTO DI FREQUENTARE QUESTO POLMONE VERDE COME TUTTI I CITTADINI.
        FARO' RICHIESTA DI OTTENERE LE CHIAVI DI ACCESSO PER ENTRARE CON LA MIA AUTO (DEL RESTO I CONTADINI ACCEDONO AL PARCO COI MEZZI AGRICOLI)
        HO DIRITTO ANCHE IO DI PROVARE L'EMOZIONE DI VEDERE (VIVI) QUESTI STUPENDI UNGULATI  MENTRE  SI  AGGIRANO NEL PARCO SIA  ALL'ALBA CHE AL TRAMONTO !

        QUANTI AVVENIMENTI, IN CIELO E IN TERRA, NEI GIORNI TRA IL 25 GIUGNO E IL 30 GIUGNO 2012 NELLA NOSTRA ZONA DI GODIA (NORDEST DI UDINE): SORVOLO DI AEREI MILITARI, SCIE CHIMICHE IN CIELO, CERCHI NEL GRANO.



        Lunedì 25 giugno 2012, ore 15:24 - due aerei militari sfrecciano a bassa quota sopra la nostra abitazione in località Godia (direzione nordovest-sudest)

                                                                                       Foto Elsa Colavitti
        Martedì 26 giugno 2012, ore 10:54 - scie chimiche coprono il cielo di Udine

                                                                                      Foto Elisa Colavitti

        video
                                                                     
                                                                                  Filmato Elisa Colavitti


        Sabato 30 giugno 2012 - tre cerchi nel campo di grano tra la località di Godia e il Comune di  Povoletto



                                                                             Foto http://www.ufoonline.it/


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        ARTICOLI STAMPA, LETTERE, COMMENTI SULL'ATTIVITA' AEREA IN FRIULI, LE SCIE CHIMICHE, I CERCHI NEL GRANO.

        Attività aerea

        ARTA TERME.
        La Valle del But torna a essere interessata da scenari di guerra. Per tutta la giornata di ieri elicotteri e aerei hanno simulato azioni di guerra, probabilmente in vista di un loro dislocamento in uno degli scenari caldi del mondo, che ha fatto rimanere con il naso all’insù diversi cittadini della Valle del But, innervosendo diversi residenti e operatori turistici.

        «Per tutta la giornata – denuncia Massimo Peresson, presidente di Carnia welcome - questi mezzi aerei hanno girato sulle nostre vallate, impedendo di fatto le escursioni in quota, in particolare quelle equestri». Peresson si chiede dove siano quanti hanno protestato per la Motocavalcata dell’altro fine settimana (Carnia welcome era uno degli sponsor). «Il rombo di aerei ed elicotteri ha certamente disturbato la fauna in maniera molto più di quanto non abbiano fatto le motociclette».
        «Le moto viste senza contrassegni che avrebbero, secondo il vicesindaco di Socchieve, creato problemi ai sentieri, non erano quelli della Motocavalcata, in quanto questi avevano tutti il contrassegno della manifestazione. Ma almeno i motociclisti hanno lasciato un segno tangibile all’economia locale, gli aerei invece lasciano solo inquinamento e danni al turismo».
        A essere stata sorvolata tutta la vallata del But, da Arta Terme sino a Paluzza al confine con l’Austria da parte di 5 elicotteri d’attacco Apache olandesi con alcuni elicotteri Chinook CH47, probabilmente statunitensi, a supporto. Manovre annunciate che si ritiene in zona facciano parte del piano Nato di istituire anche in Carnia un poligono militare di esercitazione aerea a seguito del trasferimento dalla Germania alla caserma Ederle e all'aeroporto Dal Molin di Vicenza, della 173esima Brigata di Fanteria Aviotrasportata dell’Us Army. Un episodio simile era accaduto lo scorso anno, in maggio, quando diverse persone di Paluzza riportavano che caccia ed elicotteri non italiani sorvolavano il Monte Tersadia – ma senza conferme da parte dei militari – e che si stessero eseguendo esercitazioni aree. Un’ulteriore conferma che lo spostamento della brigata Usa in Italia pone altre servitù alla Carnia.
        Già nei mesi passati era trapelata l’ipotesi che la Nato stesse ricercando alcune aree da destinare a esercitazioni nella zona del Monte Bivera, fra Forni di Sopra e Sauris, dove negli anni ’70 un poligono permanente dell’esercito italiano fu avversato dai carnici che occuparono la zona in segno di protesta. Pare ora che si sia scelta una zona più isolata, lungo il confine fra Austria e Italia.

        Gino Grillo
        Messaggero Veneto
        21 giugno 2012


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        CARNIA.
        La Valle del But come la Libia: scenari di guerra in Carnia con velivoli da guerra che sfrecciano nei cieli di giorno e di notte. E la gente comincia a protestare. Da qualche tempo, come sempre accade in occasione delle varie situazioni critiche nel mondo, in Carnia sono aumentati i sorvoli di aerei, per lo più militari, che passano sulle valli carniche anche a quote basse. Ad avvisare la popolazione di questi passaggi, il sinistro rombo dei motori degli aerei che sorvolano i paesi, anche durante la notte. Da qualche tempo pare che queste azioni si siano concentrate maggiormente nella zona di Paluzza, Val Pontaiba al confine con Paularo Esperti di aeroplani dichiarano di aver riconosciuto alcuni caccia ed elicotteri sorvolare per più volte il Monte Tersadia, quota m 1959, che a nord ovest presenta prati moderatamente inclinati, mentre a sud presenta impressionanti dirupi. Molti, nelle vallate, gli interrogativi e le supposizioni, ma si vocifera, naturalmente con impossibilità di averne conferma dalle fonti militari, che si stia eseguendo una esercitazione di recupero di piloti abbattuti dalla contraerea nemica. Dopo il passaggio dei caccia, infatti, sui monti sono sopraggiunti due elicotteri Chinook CH47, elicottero pesante da trasporto con due rotori, e due da attacco Apache, probabilmente tutti di stanza nella base Nato di Aviano, che avrebbero avuto il compito di ricercare i piloti a terra e recuperarli, dando copertura aerea a questa delicata fase. I mezzi aerei sono in dotazione anche all'esercito italiano, ma soprattutto a quello Usa.

        Gino Grillo
        Maggio 2011
          E per quanto riguarda gli aerei americani della base nel Pordenonese, è vero invece che questo è periodo di grandi esercitazioni, ma è anche vero che il corridoio utilizzato è quello dell’Adriatico con una rotta di approccio che non prevede il sorvolo di Udine e della sua zona.
          E allora cosa c’era ieri nel cielo del Friuli? A quanto pare nulla di insolito, se non il normale traffico aereo. Nel cielo del Friuli si incrociano ormai molte rotte di collegamento, essendo il capoluogo friulano al centro di vie aeree di aeroporti importanti quali Venezia, Monaco, Lubiana e Klagenfurt.
          Oltre che naturalmente Ronchi, anche se chiaramente le tracce lasciate ieri erano di aerei che volano comunque a circa 8-10 mila metri circa d’altitudine e che quindi non riguardano i mezzi in arrivo o in decollo sull’aeroporto regionale.
          «In realtà non c’è nessun mistero e neanche credo spazio per i cosiddetti “complottisti” - chiude subito la discussione Sergio Nordio, previsore dell’Osmer Arpa, esperto quindi di atmosfera e “dintorni” -. In realtà il fenomeno delle cosiddette scie più o meno chimiche non ha nulla di misterioso. Si tratta di una conseguenza dell’emissione nell’atmosfera dei residui di combustione da parte di quelli che possono essere definiti i tubi di scappamento degli aerei. Quando questi residui di combustione “impattano” con l’atmosfera e le condizioni sono, a quell’altezza, di particolare umidità allora gli aerei al loro passaggio lasciano queste famose scie. Ma per farlo, oltre a un determinato e preciso tasso di umidità, le condizioni devono essere particolari sia per quanto riguarda la temperature (che deve essere particolarmente bassa), ma anche per quel che interessa la pressione e il vento. Ecco perchè - precisa ancora Nordio - le scie si vedono soltanto in certe giornate. Nessun esperimento segreto dunque, soltanto l’interazione, in certe condizioni, di particolari elementi naturali combinati con un’azione dell’uomo per niente misteriosa come può essere un volo d’aereo».
          In realtà, spiega lo stesso Nordio, ci sono anche altre scie create ad hoc dall’uomo. In America come pure in Cina si sono svolti alcuni esperimenti per provocare la creazione di nuvole e quindi far piovere “a comando”. «Ma non credo proprio che il Friuli - conclude Nordio - abbia bisogno di pioggia su ordinazione!».

          Federica Barella
          Messaggero Veneto
          27 giugno 2012
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          La lettera

          al Messaggero Veneto
          di Matteo Roitero - Udine

          Le scie nel cielo e l’inquinamento
          ...  Avrete sentito parlare di scie chimiche, non quelle di condensazione degli aerei che durano massimo 5 minuti ma, quelle che persistono ore, per velare poi tutto il cielo. Certi giorni, queste irrorazioni clandestine comportano il sorvolo nei cieli di decine di aerei che coprono rotte aeree sospette (curvilinee, a spirale secondo l'estro dei piloti) che non vengono frequentate dalle normali compagnie nei restanti giorni. In tutto il mondo comitati, formati anche da esperti, considerano queste "scie chimiche" un sistema di irrorazione di geo-ingegneria, tale da essere definito un crimine contro l'umanità. Non mi dilungo, se come vostro dovere morale di giornalisti volete indagare, il vostro collega Gianni Lannes, ha fatto indagini sull'argomento e potrà darvi uno spunto di partenza. Sembra strano che un "programma militare prioritario" possa irrorare cittadini inermi; la storia ci insegna che è già avvenuto per esempio quando sono stati testati i defolianti per la guerra del Vietnam. Le stesse persone hanno autorizzato l'uso di armi chimiche, biologiche, atomiche, indifferenti alle conseguenze cagionate a migliaia di persone inermi. In Spagna su un giornale per bambini hanno scritto che le scie di condensazione servono a "decorare il Cielo", non è triste ed allarmante? Non Vi è vergogna da parte vostra? Spero che possiamo respirare la stessa aria, perché la sua deve essere più pulita della mia.

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          La lettera

          al Messaggero Veneto
          di Tiziana Marra - Tolmezzo
          24 luglio 2012

          Scie nel cielo Preoccupazioni molto fondate.
          Scrivo in merito all’articolo del 27 giugno scorso «Il cielo si riempie di scie: decine di segnalazioni»... Non solo in quella giornata, ma nella maggior parte delle giornate dell’anno il cielo è ormai tracciato ovunque da nubi geometriche disegnate dalle scie di innumerevoli rotte aeree che vanno moltiplicandosi di anno in anno (si parlava del passaggio di un centinaio di aerei al giorno sopra la zona di Treppo Carnico e Paularo già da tempo), oltre al passaggio sempre più frequente di aerei militari. E sarebbe interessante mettere in relazione questi ultimi con gli strani annuvolamenti che spesso seguono il loro passaggio e che velano improvvisamente un cielo pulito e terso fino a quel momento... Nel nostro territorio tali voli sono andati intensificandosi in modo preoccupante, costituendo un fattore di pericolo, di inquinamento e di disturbo sia di giorno sia di notte e tutto questo sempre a danno della popolazione friulana! Se poi l’inquinamento causato da un F16 è pari a quello di 15 mila auto, come scrive il lettore di Aviano, possiamo solo augurarci che questo problema sia preso in considerazione seriamente e al più presto dalla nostra Regione. Non si può che condividere la preoccupazione espressa dal consigliere Antonaz sui voli a bassa quota di aerei militari e sulla presenza di elicotteri da guerra che hanno sorvolato per due giorni la valle del But, nelle due interpellanze rivolte al Presidente della Regione, condivise da buona parte dell’opinione pubblica ma lasciate cadere nel vuoto da troppi silenzi.

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          L'ESPERIENZA PERSONALE DI ELISA

          Sabato 29 ottobre 2011,  ore 11:00 circa

          Il cielo di Udine era quasi interamente solcato da scie incrociate. Per segnalare la situazione, ho telefonato al giornale locale Messaggero Veneto. L'operatore non fu per niente interessato all'argomento e non mi passò alcun giornalista. Disse che, essendo sabato, non erano presenti giornalisti. Mi disse inoltre che probabilmente la numerosa presenza di aerei era dovuta alla visita del Ministro della Difesa La Russa  nella Bassa friulana. Alla mia insistenza che gli aerei non si vedevano si sentivano, il tizio chiuse la comunicazione! - Nessun articolo su tale argomento uscì sul giornale nei giorni che seguirono (a me non risulta).

          N.B.
          Nel periodo successivo, la presenza delle scie è stata piuttosto frequente nel cielo di Udine. Mi ricordo, ad esempio, il venerdì 18.11.11 e poi diverse volte durante l'inverno, però con minore diffusione.
          La prima volta che  vidi  le scie chimiche fu il martedì 16 agosto 2011 tant'è che misi la breve notizia pubblicata dal Messaggero Veneto sulla mia bacheca di Facebook



                                       I cerchi nel grano
          POVOLETTO.
          Hanno preso d’assalto la rotonda di Godia neanche fosse il litorale di Lignano. E non li ha spaventati neppure la canicola che all’ora di punta ha toccato i 33/35 gradi. Coppie con bambini piccoli, ragazzini, adolescenti, ciclisti, persone di mezza età, curiosi armati di macchina fotografica, apparecchi digitali e gli immancabili telefonini.

          Appena si è diffusa la notizia che in un campo di grano al confine con Povoletto erano comparsi dal nulla tre cerchi – e quello maggiore ne conteneva un quarto – centinaia di persone sono andate a curiosare creando non pochi problemi alla circolazione, tanto che è stata allertata una pattuglia di carabinieri del Nucleo radiomobile che ha faticato non poco a convincere i curiosi più indisciplinati che non era proprio il caso di lasciar parcheggiata la macchina sulla rotonda per gustarsi l’insolito spettacolo.
          E solo l’accertamento di chi aveva compiuto infrazioni e l’arrivo dei rinforzi ha portato la circolazione quasi alla normalità. Perchè ieri mattina poco dopo le 9, raccontano i primi testimoni, la rotonda era intasata di vetture: alcune provenienti anche da paesi che distano decine di chilometri di distanza.
          Lo “spettacolo” dei quasi perfetti cerchi lo si poteva ammirare da una collinetta e il non vasto campo di grano, il cui raccolto ha prodotto circa 50 quintali di frumento, ne ospitava tre quasi certamente creati alle prime ore dell’alba di ieri, come confermato dal proprietario dell’appezzamento di terreno Giuseppe Tonutti, titolare dell’agriturismo Chilometro 6 a Martignacco.
          «Venerdì sera era tutto tranquillo e ieri mattina con calma, dopo aver lavorato in altri campi, sarei dovuto venire a fare il raccolto. Non ce l’ho con i curiosi, ma di sicuro quel o quei buontemponi che hanno fatto questo scherzo mi hanno fatto perdere almeno 5/10 quintali di grano. Un danno di qualche centinaio di euro».
          I più curiosi, e sono state diverse decine, tra le centinaia di persone confluite sul posto, non hanno esitato a scendere dalla collinetta e, senza rovinare il campo, arrivare al centro dei cerchi, sfruttando i numerosi corridoi di una decina di centimetri creati dai trattori che fornivano al terreno i prodotti necessari per la crescita del frumento.
          La prima pattuglia di carabinieri, arrivata da Cassacco prima delle 10, probabilmente pensava a un incidente o a un incendio nella zona, visto l’intasamento delle vetture nella rotonda di Godia e ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per riportare la calma e il traffico nei limiti accettabili.
          Non sono mancati gli accertamenti per coloro che avevano posteggiato in malo modo sulla strada o scesi nella proprietà privata, ma difficilmente ci sarà un seguito per loro visto che il bonario proprietario non intende sporgere denuncia o querela.
          La situazione si è normalizzata poco prima delle 13 dopo l’intervento del proprietario Giuseppe Tonutti, giunto a bordo di un gigantesco trattore. Poco prima c’era stato l’arrivo della mietitrebbia che nel giro di mezz’ora ha raso al suolo le figure geometriche che per più di qualcuno rimangono comunque opera di Ufo o entità non umane.

          Angelo Orfanò Chiarenza
          Messaggero Veneto
          01 luglio 2012


          POVOLETTO.
          GLI ESPERTI: CREATI DALL'UOMO. ECCO COME SI FA
          «I cerchi nel grano, soprattutto quelli con una struttura semplice, possono essere realizzati con corde di misura prestabilita e un palo o persone che fanno da punto centrale per il raggio, facendo da perno; per lo schiacciamento delle spighe è sufficiente una tavola di 120 centimetri o rulli da giardino. Lo dichiarano il presidente e la vicepresidente di Stargate Fvg il toscanissimo Valter Colognori e l’indigena Barbara Trevisan che da anni studiano questo fenomeno che anche in Friuli si ripete con cadenza quasi annuale.

          «Esistono due metodi - continuano gli addetti ai lavori - dal centro verso l’esterno o viceversa dall’esterno al centro. Nel caso di Povoletto addirittura il centro non è proprio il centro del cerchio, perché leggermente spostato e la circonferenza è un po’ ovale. Una volta pianificato e messo su carta il progetto, basta fare una scala metrica di riduzione e stabilire la direzione e la lunghezza dell’interasse con almeno due punti distali. Per entrare nel cerchio, basta sfruttare i corridoi precedentemente creati dai mezzi agricoli. I cerchi si possono realizzare anche in poche ore, con condizioni di luminosità praticamente nulle e con un minimo di tre persone. Con questo non è corretto affermare che siano tutti creati dalla mano umana, ma che semplicemente è un fenomeno in parte riproducibile e di difficile interpretazione. Saranno comunque effettuate le analisi sulla spiga che siamo riusciti a prelevare da un campo, prima che questo fosse “spianato” dalla mietitrebbiatrice, anche se il responso ha alte probabilità di essere negativo».
          E quindi quasi certamente i tre cerchi – il più ampio ne aveva un altro al suo interno – sono opera umana.

          Messaggero Veneto
          01 luglio 2012


          DOMENICA 15 LUGLIO - IL GRANDE CALDO E' CESSATO - OGGI A TAVOLA SPAGHETTI CON CIPOLLOTTI E POMODORINI




          A MENO DI UN CHILOMETRO DA CASA, IL PARCO DEL TORRE CHE SI ESTENDE LUNGO IL PERCORSO DEL TORRENTE OMONIMO.


                                                               Uno degli accessi al Parco del Torre

                                                                                                                                                                                                   Foto Elisa Colavitti
                                                      
                                                 Percorso naturalistico all'interno del Parco del Torre

          
                                                                                                                                                                                                     Foto Elisa Colavitti



          RELAX NEL BAGNO DI CASA COME ALLE TERME




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          SCORCI DELLA FRAZIONE DI GODIA LUNGO LA ROGGIA DI PALMA



          foto Elisa Colavitti

          foto Elisa Colavitti
          foto Elisa Colavitti

          foto Elisa Colavitti



























          CONFETTURA FATTA CON LE MORE DI GELSO NERO