IL GIARDINO, L'ORTO, I NOSTRI CIBI NON VIOLENTI (CIOE' SENZA UTILIZZO DI ANIMALI), GLI AVVENIMENTI, LA FLORA E FAUNA DEL VICINO PARCO DEL TORRENTE TORRE, I BORGHI DI GODIA E SAN BERNARDO. Altri BLOG: www.elisacolavitti.blogspot.it, www.elisabiancacolavitti.blogspot.it - Su FACEBOOK: Elisa Colavitti Pro Animali - Udine
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ALL'INCROCIO DI GODIA ENNESIMO INCIDENTE STRADALE
Grave un anziano che in scooter si scontra con un’auto «Abbiamo paura. Intervengano qui, non in Mercatovecchio»
L’incrocio maledetto ha colpito ancora. Un anziano in scooter viene centrato in pieno da un’auto e finisce all’ospedale. È l’ennesimo incidente che ha avuto come teatro lo stop fra via Cividina e via La Spezia, a Godia, uno dei “punti neri” nella viabilità udinese. Fortunatamente lo scontro non ha avuto risvolti tragici, anche se la prognosi resta riservata per il ferito, l’80enne Severino Giacomini, di Molin Nuovo, rimasto cosciente durante i soccorsi e che adesso si trova ricoverato al nosocomio udinese.
L’anziano di Molin Nuovo, sbalzato dal motociclo, è finito con la schiena sul parabrezza dell’auto, sfondandolo. Caduto a terra si è procurato un’escoriazione al piede e diverse fratture. L’uomo è rimasto cosciente per tutto il tempo delle cure. Sul posto sono arrivati i sanitari del 118, allertati dal camionista, e pochi minuti dopo gli uomini della Polizia municipale (che hanno fatto i rilievi per stabilire le cause del sinistro) e pure una pattuglia dei carabinieri.
Questo il racconto sull’ennesimo scontro che ha suscitato ulteriore allarme ed esasperazione fra gli abitanti della zona. L’ultimo incidente si era verificato appena due giorni prima, lunedì. A essere coinvolta era stata una giovane a bordo di un motociclo investito da un’auto. «Tanta paura e tante botte, ma nulla di grave – riferisce un residente di Godia –. Noi siamo stanchi perché viviamo ogni giorno con la paura che possa succedere una tragedia. E non sarebbe la prima volta».
A finire nel mirino degli abitanti è pure l’amministrazione comunale. «Avevano detto che i lavori per la nuova rotonda sarebbero partiti a settembre dell’anno scorso – ricorda una signora – e invece adesso spendono soldi per sistemare via Mercatovecchio, ma invece quel denaro serve qui, perché è qui che ci sono i morti». La donna è proprietaria della casa sull’angolo fra via Cividina e via La Spezia. «Non ne posso più – aggiunge –. Una volta ho persino visto una macchina volare dopo uno scontro. C’è poca visibilità all’incrocio, in più la gente corre troppo. Il Comune ha sistemato due rallentatori in via Cividina, ma creano l’effetto opposto perché gli automobilisti accelerano per fare il salto».
Michela Zanutto
Messaggero Veneto
19 luglio 201
BAMBI HA TROVATO CASA NEL PARCO DEL TORRE, ALLE PORTE DI UDINE.
di Alessandra Ceschia
Messaggero Veneto
30 giugno 2012
zampe mentre esplorava il parco del Torre a pochi giorni dalla nascita.
Era l’alba di una settimana fa. «Eravamo certi della presenza di un cervo adulto nel territorio della Riserva – testimonia il direttore Silvano Buiatti –. Lo scorso anno avevamo scorto le tracce di una femmina da oltre un centinaio di chili e avevamo avvistato un altro animale di circa un anno, ma non potevamo immaginare che potessero insediarsi sul nostro territorio».
Mamma cerva allatta il piccolo nel parco del Torre
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E invece, a dispetto delle previsioni, mamma cerva ha scelto il parco del Torre per far crescere i suoi piccoli e i soci della Riserva, una trentina in tutto, hanno deciso di adottare tutta la famigliola.
«Per noi è un motivo di orgoglio – chiarisce Buiatti – oggi i cacciatori sono tutori di un equilibrio sul territorio, il più delle volte accanto al fucile hanno la macchina fotografica e sanno catturare anche le emozioni, non solo le prede. Nella nostra Riserva, che si estende per un migliaio di ettari, abbiamo censito una settantina di caprioli e una decina di cinghiali, una popolazione che, stagione dopo stagione aumenta del 15-20%, segno che, a dispetto delle polemiche, rispettiamo i prelievi, blocchiamo il bracconaggio, effettuiamo i prelievi di volpi per la rabbia silvestre e in passato abbiamo distribuito le esche».
Per Buiatti, la presenza della famiglia di cervi nel parco del Torre, che potrebbe comprendere anche un maschio adulto, è il risultato delle politiche gestionali adottate dai soci della Riserva di Udine, ma anche di quelle delle riserve vicine, da Remanzacco a Povoletto, a Reana e Pradamano.
E anche sul fronte della sicurezza e delle preoccupazioni sollevate dalle associazioni ambientaliste e da alcuni cittadini circa i rischi per i frequentatori del parco e della pista ciclabile durante l’attività venatoria, Comune e Riserva avrebbero trovato un accordo nel corso di un incontro convocato dalla Regione nei giorni scorsi.
«Per la caccia di selezione agli ungulati non ci sono problemi perché viene fatta all’alba e al tramonto, quando non ci sono frequentatori – riferisce l’assessore Lorenzo Croattini – i rappresentanti della Riserva si sono detti anche disponibili a chiudere le aperture della altane verso le piste ciclabili per limitare ulteriormente i rischi. Quanto alla caccia a pallini - aggiunge – abbiamo chiesto che venga aumentata la fascia di sicurezza e anche in questo caso abbiamo incontrato ampia disponibilità».
*** INTERVENTO RIDICOLO QUELLO DELL'ASSESSORE ALL'ECOLOGIA DEL COMUNE DI UDINE.
PRATICAMENTE E' COME SE SCONSIGLIASSE L'ACCESSO, IN QUEI SPECIFICI MOMENTI DELLA GIORNATA, AI FREQUENTATORI DEL PARCO.
E' DISCRIMINANTE !
ALTRETANTO DISCRIMINANTE E' L'AVER CHIUSO CON UNA SBARRA L'ACCESSO AL PARCO IMPEDENDO IN TAL MODO LA LIBERTA' DI TRANSITO AI MEZZI DEI DISABILI CHE AVREBBERO IL DIRITTO DI FREQUENTARE QUESTO POLMONE VERDE COME TUTTI I CITTADINI.
FARO' RICHIESTA DI OTTENERE LE CHIAVI DI ACCESSO PER ENTRARE CON LA MIA AUTO (DEL RESTO I CONTADINI ACCEDONO AL PARCO COI MEZZI AGRICOLI)
HO DIRITTO ANCHE IO DI PROVARE L'EMOZIONE DI VEDERE (VIVI) QUESTI STUPENDI UNGULATI MENTRE SI AGGIRANO NEL PARCO SIA ALL'ALBA CHE AL TRAMONTO !
PRATICAMENTE E' COME SE SCONSIGLIASSE L'ACCESSO, IN QUEI SPECIFICI MOMENTI DELLA GIORNATA, AI FREQUENTATORI DEL PARCO.
E' DISCRIMINANTE !
ALTRETANTO DISCRIMINANTE E' L'AVER CHIUSO CON UNA SBARRA L'ACCESSO AL PARCO IMPEDENDO IN TAL MODO LA LIBERTA' DI TRANSITO AI MEZZI DEI DISABILI CHE AVREBBERO IL DIRITTO DI FREQUENTARE QUESTO POLMONE VERDE COME TUTTI I CITTADINI.
FARO' RICHIESTA DI OTTENERE LE CHIAVI DI ACCESSO PER ENTRARE CON LA MIA AUTO (DEL RESTO I CONTADINI ACCEDONO AL PARCO COI MEZZI AGRICOLI)
HO DIRITTO ANCHE IO DI PROVARE L'EMOZIONE DI VEDERE (VIVI) QUESTI STUPENDI UNGULATI MENTRE SI AGGIRANO NEL PARCO SIA ALL'ALBA CHE AL TRAMONTO !
QUANTI AVVENIMENTI, IN CIELO E IN TERRA, NEI GIORNI TRA IL 25 GIUGNO E IL 30 GIUGNO 2012 NELLA NOSTRA ZONA DI GODIA (NORDEST DI UDINE): SORVOLO DI AEREI MILITARI, SCIE CHIMICHE IN CIELO, CERCHI NEL GRANO.
Lunedì 25 giugno 2012, ore 15:24 - due aerei militari sfrecciano a bassa quota sopra la nostra abitazione in località Godia (direzione nordovest-sudest)
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| Foto Elsa Colavitti |
Martedì 26 giugno 2012, ore 10:54 - scie chimiche coprono il cielo di Udine
Filmato Elisa Colavitti
Sabato 30 giugno 2012 - tre cerchi nel campo di grano tra la località di Godia e il Comune di Povoletto
Foto http://www.ufoonline.it/
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ARTICOLI STAMPA, LETTERE, COMMENTI SULL'ATTIVITA' AEREA IN FRIULI, LE SCIE CHIMICHE, I CERCHI NEL GRANO.
Attività aerea
ARTA TERME.
La Valle del But torna a essere interessata da scenari di guerra. Per tutta la giornata di ieri elicotteri e aerei hanno simulato azioni di guerra, probabilmente in vista di un loro dislocamento in uno degli scenari caldi del mondo, che ha fatto rimanere con il naso all’insù diversi cittadini della Valle del But, innervosendo diversi residenti e operatori turistici.
«Le moto viste senza contrassegni che avrebbero, secondo il vicesindaco di Socchieve, creato problemi ai sentieri, non erano quelli della Motocavalcata, in quanto questi avevano tutti il contrassegno della manifestazione. Ma almeno i motociclisti hanno lasciato un segno tangibile all’economia locale, gli aerei invece lasciano solo inquinamento e danni al turismo».
A essere stata sorvolata tutta la vallata del But, da Arta Terme sino a Paluzza al confine con l’Austria da parte di 5 elicotteri d’attacco Apache olandesi con alcuni elicotteri Chinook CH47, probabilmente statunitensi, a supporto. Manovre annunciate che si ritiene in zona facciano parte del piano Nato di istituire anche in Carnia un poligono militare di esercitazione aerea a seguito del trasferimento dalla Germania alla caserma Ederle e all'aeroporto Dal Molin di Vicenza, della 173esima Brigata di Fanteria Aviotrasportata dell’Us Army. Un episodio simile era accaduto lo scorso anno, in maggio, quando diverse persone di Paluzza riportavano che caccia ed elicotteri non italiani sorvolavano il Monte Tersadia – ma senza conferme da parte dei militari – e che si stessero eseguendo esercitazioni aree. Un’ulteriore conferma che lo spostamento della brigata Usa in Italia pone altre servitù alla Carnia.
Già nei mesi passati era trapelata l’ipotesi che la Nato stesse ricercando alcune aree da destinare a esercitazioni nella zona del Monte Bivera, fra Forni di Sopra e Sauris, dove negli anni ’70 un poligono permanente dell’esercito italiano fu avversato dai carnici che occuparono la zona in segno di protesta. Pare ora che si sia scelta una zona più isolata, lungo il confine fra Austria e Italia.
Gino Grillo
Messaggero Veneto
21 giugno 2012
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CARNIA.
La Valle del But come la Libia: scenari di guerra in Carnia con velivoli da guerra che sfrecciano nei cieli di giorno e di notte. E la gente comincia a protestare. Da qualche tempo, come sempre accade in occasione delle varie situazioni critiche nel mondo, in Carnia sono aumentati i sorvoli di aerei, per lo più militari, che passano sulle valli carniche anche a quote basse. Ad avvisare la popolazione di questi passaggi, il sinistro rombo dei motori degli aerei che sorvolano i paesi, anche durante la notte. Da qualche tempo pare che queste azioni si siano concentrate maggiormente nella zona di Paluzza, Val Pontaiba al confine con Paularo Esperti di aeroplani dichiarano di aver riconosciuto alcuni caccia ed elicotteri sorvolare per più volte il Monte Tersadia, quota m 1959, che a nord ovest presenta prati moderatamente inclinati, mentre a sud presenta impressionanti dirupi. Molti, nelle vallate, gli interrogativi e le supposizioni, ma si vocifera, naturalmente con impossibilità di averne conferma dalle fonti militari, che si stia eseguendo una esercitazione di recupero di piloti abbattuti dalla contraerea nemica. Dopo il passaggio dei caccia, infatti, sui monti sono sopraggiunti due elicotteri Chinook CH47, elicottero pesante da trasporto con due rotori, e due da attacco Apache, probabilmente tutti di stanza nella base Nato di Aviano, che avrebbero avuto il compito di ricercare i piloti a terra e recuperarli, dando copertura aerea a questa delicata fase. I mezzi aerei sono in dotazione anche all'esercito italiano, ma soprattutto a quello Usa.
Gino Grillo
Maggio 2011
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CODROIPO.
Schierato il personale militare e civile del 2º Stormo e del 313º Gruppo Addestramento Acrobatico “Frecce Tricolori” con sede nella stessa aerobase friulana. Il colonnello Tessaro giunge al comando del 2º Stormo dopo aver operato per circa 3 anni all'Ispettorato Sicurezza Volo dello Stato Maggiore Aeronautica. In precedenza è stato impiegato in diverse unità della Forza Armata, come la 60º Brigata Aerea di Amendola (Foggia), la 61º Brigata Aerea di Galatina (Lecce), il 2º Stormo di Rivolto ed il Comando Divisione Caccia Bombardieri di Milano.
Ha anche svolto un incarico triennale in seno allo Stato Maggiore Internazionale al Comitato Militare Nato a Bruxelles oltre ad aver preso parte alle missioni di Pace in Ex-Jugoslavia, Kosovo e Afghanistan. Come pilota militare ha all'attivo oltre 2700 ore di volo. Il comandante uscente, dopo questo incarico ricoperto per due anni a Rivolto, andrà a occupare l’incarico di Capo Ufficio Gestione Risorse del Comando Forze da Combattimento di Milano. Un’attività di fondamentale importanza quella svolta dagli uomini e dalle donne del 2º Stormo ai quali è andato il plauso del Generale Tosi che ha riconosciuto loro il merito di «aver saputo garantire con costanza l'efficienza operativa della componente di difesa antiaerea»
Viviana Zamarian
Messaggero Veneto
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Caccia Usa rovinano il volo sulla Carnia dei deltaplanisti
L’organizzazione ha tentato quindi di contattare la base Nato di Aviano per avere delucidazioni. «Ci hanno riferito che le esercitazioni militari hanno la precedenza». Un avvertimento che è valso anche per ieri, tanto da dirottare la manifestazione in Carnia lasciando liberi gli spazi aerei della pedemontana.
Così ieri dal campo Volo libero Carnia di Cercivento, gli amanti del volo libero hanno dovuto dirottare e atterrare, non tutti ci sono riusciti, verso il campo volo di Enemonzo.
Rimane l’amarezza: «Avevamo tutte la carte in regola, tutte le autorizzazioni, ma le esercitazioni militari sono state effettuate senza preavviso, sembrava che volessero giocare con i deltaplani in aria».
Situazioni già vissute durante manifestazioni simili a livello internazionale negli anni Ottanta, in quella, la Carnia, che è stata la culla di questo sport in Italia.
di Gino Grillo
Messaggero Veneto
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Scie chimiche
UDINE.
CODROIPO.
Il polo missilistico del sistema di difesa aerea nazionale con sede nella base di Rivolto potrebbe venire ampliato e rafforzato. Attraverso l’innesto nella propria dotazione di nuovi sistemi di missilistica e antimissilistica. Questa, almeno, la mission che il 2º Stormo intende perseguire come è emerso ieri nel corso della cerimonia per il cambio del comando. Obiettivo, però, non facile da raggiungere perché la crisi economica e le ristrettezze finanziarie non stanno risparmiando nemmeno il comparto dell’aeronautica militare.
Non lo ha nascosto né il Generale di Squadra Aerea Tiziano Tosi né il nuovo comandante Stefano Tessaro subentrato al colonnello Enrico Frasson. «Il nostro compito in questo periodo di contrazione economica –ha infatti dichiarato il colonnello Tessaro- sarà quello di ottimizzare le risorse garantendo sempre la massima efficacia ed efficienza».
Eppure, l’esigenza operativa c’è. E dunque gli sforzi che verranno messi in campo per potenziare l’unico punto di riferimento per la componente missilistica di Forza Armata, preposto quindi al coordinamento di tutti gli assetti antiaerei dei vari enti aeronautici, lo hanno assicurato a più voci, saranno molteplici. Ieri, il cambio di comando si è svolto alla presenza delle più alte autorità militari, dell’assessore regionale Riccardi, del sindaco di Codroipo Marchetti e di numerosi amministratori del Medio Friuli.Schierato il personale militare e civile del 2º Stormo e del 313º Gruppo Addestramento Acrobatico “Frecce Tricolori” con sede nella stessa aerobase friulana. Il colonnello Tessaro giunge al comando del 2º Stormo dopo aver operato per circa 3 anni all'Ispettorato Sicurezza Volo dello Stato Maggiore Aeronautica. In precedenza è stato impiegato in diverse unità della Forza Armata, come la 60º Brigata Aerea di Amendola (Foggia), la 61º Brigata Aerea di Galatina (Lecce), il 2º Stormo di Rivolto ed il Comando Divisione Caccia Bombardieri di Milano.
Ha anche svolto un incarico triennale in seno allo Stato Maggiore Internazionale al Comitato Militare Nato a Bruxelles oltre ad aver preso parte alle missioni di Pace in Ex-Jugoslavia, Kosovo e Afghanistan. Come pilota militare ha all'attivo oltre 2700 ore di volo. Il comandante uscente, dopo questo incarico ricoperto per due anni a Rivolto, andrà a occupare l’incarico di Capo Ufficio Gestione Risorse del Comando Forze da Combattimento di Milano. Un’attività di fondamentale importanza quella svolta dagli uomini e dalle donne del 2º Stormo ai quali è andato il plauso del Generale Tosi che ha riconosciuto loro il merito di «aver saputo garantire con costanza l'efficienza operativa della componente di difesa antiaerea»
Viviana Zamarian
Messaggero Veneto
22 giugno 2012
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Caccia Usa rovinano il volo sulla Carnia dei deltaplanisti
I campionati italiani costretti a cambiare le rotte. Alcuni piloti: «Sembrava che gli aerei volessero giocare»
TOLMEZZO.
Il campionato italiano di deltaplano disturbato dagli aerei Usa. Un avvenimento programmato da mesi sui cieli della pedemontana e della Carnia, ma vincono gli aerei della base Nato di Aviano.
Sono oltre 150 i piloti e numerosi gli ospiti provenienti dall’estero. Il teatro dei sorvoli, concordati, a detta dell’organizzazione, con tutti gli enti interessati, base militare di Aviano compresa, sin da gennaio di quest’anno, prevedeva l’effettuazione di voli dal Cuarnan e dal Crostis con atterraggi principali a Bordano e a Cercivento. Altri atterraggi, di emergenza, erano previsti nelle zone limitrofe. Purtroppo, nonostante gli organizzatori abbiano ottenuto il Notam, l’autorizzazione cioè a svolgere le gare, nella giornata di martedì vi sono stati momenti di pericolo di scontro fra aerei militari Usa, accompagnati da elicotteri, e i partecipanti alla competizione nazionale. La partenza di martedì era prevista in val Secca, in Carnia, ma le condizioni meteo hanno indotto gli organizzatori a spostarsi nella partenza sovrastante Gemona. Da qui i deltaplanisti dopo aver effettuato il loro percorso a boe, avrebbero dovuto atterrare nel Comune di Bordano.
L’allarme è stato dato via radio: alcuni deltaplanisti hanno visto aerei da caccia volare attorno ai loro mezzi aerei, anche ad altezze inferiori (900 metri). «Pareva volessero giocare con noi», hanno asserito alcuni, e impedendo di fatto il normale svolgersi della manifestazione.
L’incontro è avvenuto sui cieli prossimi a Tarcento, obbligando diversi amanti del volo libero, e quindi gli organizzatori, a repentini cambiamenti di programma deviando il tragitto lungo la catena dei Musi in direzione della Slovenia, evidentemente zona off-limits per gli aerei stelle e strisce.L’organizzazione ha tentato quindi di contattare la base Nato di Aviano per avere delucidazioni. «Ci hanno riferito che le esercitazioni militari hanno la precedenza». Un avvertimento che è valso anche per ieri, tanto da dirottare la manifestazione in Carnia lasciando liberi gli spazi aerei della pedemontana.
Così ieri dal campo Volo libero Carnia di Cercivento, gli amanti del volo libero hanno dovuto dirottare e atterrare, non tutti ci sono riusciti, verso il campo volo di Enemonzo.
Rimane l’amarezza: «Avevamo tutte la carte in regola, tutte le autorizzazioni, ma le esercitazioni militari sono state effettuate senza preavviso, sembrava che volessero giocare con i deltaplani in aria».
Situazioni già vissute durante manifestazioni simili a livello internazionale negli anni Ottanta, in quella, la Carnia, che è stata la culla di questo sport in Italia.
di Gino Grillo
Messaggero Veneto
19 luglio 2012
Bivera, nuova protesta contro il poligono militare
A Sauris un centinaio di persone appartenenti ai comitati a difesa dei monti. Le critiche: crisi devastante e loro vogliono sparare pallottole da mille euro l’una.
Ritorna sul pianoro di Casera Razzo, fra Carnia e Cadore, la protesta contro il poligono militare del Bivera. Non una partecipazione di massa come negli anni ’80, ma un centinaio di persone aderenti ai vari comitati carnici e friulani per la salvaguardia della montagna carnica, Wwf compreso.
Gli organizzatori non hanno sollecitato cittadini e comitati del Cadore, che pure è proprietario di parte del pianoro conteso ai militari, ieri italiani, oggi Nato. Non si sono notati manifestanti provenienti dal Veneto, fatti salvi dei turisti che si erano recati sul pianoro in quota per una giornata di festa o per acquistare i saporiti prodotti di malga, che hanno solidarizzato con i manifestanti. A controllare il corteo, molto discretamente, Digos, polizia e carabinieri provenienti da entrambe le regioni sui cui territori giace la zona: Veneto e Fvg.
Alle 9 un piccolo gruppo di manifestanti si è ammassato, con slogan e bandiere, nei pressi di Casera Razzo per muovere, assieme a quanti nel frattempo erano giunti in ritardo, mezz’ora più tardi verso Casera Mediana. Un’escursione durata sino alle 11, poi il cambio di programma, con l’intento di rendere partecipi di quanto succede e potrebbe succedere a questa splendida vallata che ha come sfondo il Monte Bivera. Si è deciso così di effettuare i comizi non a Malga Mediana, ma nella Casera di Casera Razzo dove nel frattempo confluivano molti turisti come pure il comitato veneto Del Molin che è divenuta una base importante per l’esercito Nato.
Che ha concentrato alla caserma Ederle e all’aeroporto Dal Molin la 173^ Brigata di Fanteria Aviotrasportata dell’Us Army forte di sei battaglioni, con 4000 militari che necessitano, entro la fine del 2013, di una rete di poligoni da porre a disposizione delle unità militari. Fra queste anche il Monte Bivera, sito di interesse comunitario (Sic) che è stato mappato. L’avvento dei soldati Usa in zona sarebbe devastante, in quanto la 173^ Brigata, costituita da battaglioni di paracadutisti, utilizza armi leggere, e obici Howitzer, armi di 2 tonnellate di peso e con bocca di fuoco da 105 millimetri che richiedono vaste aree per gli addestramenti.
La presenza dei militari, hanno sostenuto i manifestanti, cozza contro i progetti di sviluppo della Carnia che piuttosto si basa su natura e Sic, ma cozza anche contro la crisi che impone restrizioni economiche e finanziarie «mentre i militari sparano proiettili di 1000 euro cadauno, contro le misere pensioni e assegni familiari della maggioranza della gente». Criticato pure il sistema militare italiano che vanta “troppi ufficiali e sottufficiali, con salari milionari, che vogliono portare la pace nel mondo, però dall’Afganistan vediamo rientrare solo debiti e morti.”
di Gino Grillo
Messaggero Veneto
13 agosto 2012
Scie chimiche
UDINE.
Tutti con il naso all’insù ieri mattina a Udine e dintorni. Il cielo azzurro, reso quasi turchese dall’atmosfera particolarmente limpida, era infatti abbondantemente segnato da ampie, ben evidenti e multiple scie bianche, segno del passaggio continuato (e anche incrociato) di più di un aereo.
Ma nè la base di Rivolto, sede delle Frecce tricolori, nè l’aereobase Usaf di Aviano, per ieri mattina avevano in programma voli sulla nostra provincia. I velivoli della Pan sono rientrati nella loro sede lunedì mattina dopo l’applauditissima esibizione di domenica in Toscana.
E allora cosa c’era ieri nel cielo del Friuli? A quanto pare nulla di insolito, se non il normale traffico aereo. Nel cielo del Friuli si incrociano ormai molte rotte di collegamento, essendo il capoluogo friulano al centro di vie aeree di aeroporti importanti quali Venezia, Monaco, Lubiana e Klagenfurt.
Oltre che naturalmente Ronchi, anche se chiaramente le tracce lasciate ieri erano di aerei che volano comunque a circa 8-10 mila metri circa d’altitudine e che quindi non riguardano i mezzi in arrivo o in decollo sull’aeroporto regionale.
«In realtà non c’è nessun mistero e neanche credo spazio per i cosiddetti “complottisti” - chiude subito la discussione Sergio Nordio, previsore dell’Osmer Arpa, esperto quindi di atmosfera e “dintorni” -. In realtà il fenomeno delle cosiddette scie più o meno chimiche non ha nulla di misterioso. Si tratta di una conseguenza dell’emissione nell’atmosfera dei residui di combustione da parte di quelli che possono essere definiti i tubi di scappamento degli aerei. Quando questi residui di combustione “impattano” con l’atmosfera e le condizioni sono, a quell’altezza, di particolare umidità allora gli aerei al loro passaggio lasciano queste famose scie. Ma per farlo, oltre a un determinato e preciso tasso di umidità, le condizioni devono essere particolari sia per quanto riguarda la temperature (che deve essere particolarmente bassa), ma anche per quel che interessa la pressione e il vento. Ecco perchè - precisa ancora Nordio - le scie si vedono soltanto in certe giornate. Nessun esperimento segreto dunque, soltanto l’interazione, in certe condizioni, di particolari elementi naturali combinati con un’azione dell’uomo per niente misteriosa come può essere un volo d’aereo».
In realtà, spiega lo stesso Nordio, ci sono anche altre scie create ad hoc dall’uomo. In America come pure in Cina si sono svolti alcuni esperimenti per provocare la creazione di nuvole e quindi far piovere “a comando”. «Ma non credo proprio che il Friuli - conclude Nordio - abbia bisogno di pioggia su ordinazione!».
Federica Barella
Messaggero Veneto
27 giugno 2012
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La lettera
al Messaggero Veneto
di Matteo Roitero - Udine
02 luglio 2012
Le scie nel cielo e l’inquinamento
... Avrete sentito parlare di scie chimiche, non quelle di condensazione degli aerei che durano massimo 5 minuti ma, quelle che persistono ore, per velare poi tutto il cielo. Certi giorni, queste irrorazioni clandestine comportano il sorvolo nei cieli di decine di aerei che coprono rotte aeree sospette (curvilinee, a spirale secondo l'estro dei piloti) che non vengono frequentate dalle normali compagnie nei restanti giorni. In tutto il mondo comitati, formati anche da esperti, considerano queste "scie chimiche" un sistema di irrorazione di geo-ingegneria, tale da essere definito un crimine contro l'umanità. Non mi dilungo, se come vostro dovere morale di giornalisti volete indagare, il vostro collega Gianni Lannes, ha fatto indagini sull'argomento e potrà darvi uno spunto di partenza. Sembra strano che un "programma militare prioritario" possa irrorare cittadini inermi; la storia ci insegna che è già avvenuto per esempio quando sono stati testati i defolianti per la guerra del Vietnam. Le stesse persone hanno autorizzato l'uso di armi chimiche, biologiche, atomiche, indifferenti alle conseguenze cagionate a migliaia di persone inermi. In Spagna su un giornale per bambini hanno scritto che le scie di condensazione servono a "decorare il Cielo", non è triste ed allarmante? Non Vi è vergogna da parte vostra? Spero che possiamo respirare la stessa aria, perché la sua deve essere più pulita della mia.
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La lettera
di Tiziana Marra - Tolmezzo
24 luglio 2012
Scie nel cielo Preoccupazioni molto fondate.
Scrivo in merito all’articolo del 27 giugno scorso «Il cielo si riempie di scie: decine di segnalazioni»... Non solo in quella giornata, ma nella maggior parte delle giornate dell’anno il cielo è ormai tracciato ovunque da nubi geometriche disegnate dalle scie di innumerevoli rotte aeree che vanno moltiplicandosi di anno in anno (si parlava del passaggio di un centinaio di aerei al giorno sopra la zona di Treppo Carnico e Paularo già da tempo), oltre al passaggio sempre più frequente di aerei militari. E sarebbe interessante mettere in relazione questi ultimi con gli strani annuvolamenti che spesso seguono il loro passaggio e che velano improvvisamente un cielo pulito e terso fino a quel momento... Nel nostro territorio tali voli sono andati intensificandosi in modo preoccupante, costituendo un fattore di pericolo, di inquinamento e di disturbo sia di giorno sia di notte e tutto questo sempre a danno della popolazione friulana! Se poi l’inquinamento causato da un F16 è pari a quello di 15 mila auto, come scrive il lettore di Aviano, possiamo solo augurarci che questo problema sia preso in considerazione seriamente e al più presto dalla nostra Regione. Non si può che condividere la preoccupazione espressa dal consigliere Antonaz sui voli a bassa quota di aerei militari e sulla presenza di elicotteri da guerra che hanno sorvolato per due giorni la valle del But, nelle due interpellanze rivolte al Presidente della Regione, condivise da buona parte dell’opinione pubblica ma lasciate cadere nel vuoto da troppi silenzi.
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L'ESPERIENZA PERSONALE DI ELISA
Sabato 29 ottobre 2011, ore 11:00 circa
Il cielo di Udine era quasi interamente solcato da scie incrociate. Per segnalare la situazione, ho telefonato al giornale locale Messaggero Veneto. L'operatore non fu per niente interessato all'argomento e non mi passò alcun giornalista. Disse che, essendo sabato, non erano presenti giornalisti. Mi disse inoltre che probabilmente la numerosa presenza di aerei era dovuta alla visita del Ministro della Difesa La Russa nella Bassa friulana. Alla mia insistenza che gli aerei non si vedevano nè si sentivano, il tizio chiuse la comunicazione! - Nessun articolo su tale argomento uscì sul giornale nei giorni che seguirono (a me non risulta).
N.B.
Nel periodo successivo, la presenza delle scie è stata piuttosto frequente nel cielo di Udine. Mi ricordo, ad esempio, il venerdì 18.11.11 e poi diverse volte durante l'inverno, però con minore diffusione.
La prima volta che vidi le scie chimiche fu il martedì 16 agosto 2011 tant'è che misi la breve notizia pubblicata dal Messaggero Veneto sulla mia bacheca di Facebook
I cerchi nel grano
Lo “spettacolo” dei quasi perfetti cerchi lo si poteva ammirare da una collinetta e il non vasto campo di grano, il cui raccolto ha prodotto circa 50 quintali di frumento, ne ospitava tre quasi certamente creati alle prime ore dell’alba di ieri, come confermato dal proprietario dell’appezzamento di terreno Giuseppe Tonutti, titolare dell’agriturismo Chilometro 6 a Martignacco.
«Venerdì sera era tutto tranquillo e ieri mattina con calma, dopo aver lavorato in altri campi, sarei dovuto venire a fare il raccolto. Non ce l’ho con i curiosi, ma di sicuro quel o quei buontemponi che hanno fatto questo scherzo mi hanno fatto perdere almeno 5/10 quintali di grano. Un danno di qualche centinaio di euro».
I più curiosi, e sono state diverse decine, tra le centinaia di persone confluite sul posto, non hanno esitato a scendere dalla collinetta e, senza rovinare il campo, arrivare al centro dei cerchi, sfruttando i numerosi corridoi di una decina di centimetri creati dai trattori che fornivano al terreno i prodotti necessari per la crescita del frumento.
La prima pattuglia di carabinieri, arrivata da Cassacco prima delle 10, probabilmente pensava a un incidente o a un incendio nella zona, visto l’intasamento delle vetture nella rotonda di Godia e ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per riportare la calma e il traffico nei limiti accettabili.
Non sono mancati gli accertamenti per coloro che avevano posteggiato in malo modo sulla strada o scesi nella proprietà privata, ma difficilmente ci sarà un seguito per loro visto che il bonario proprietario non intende sporgere denuncia o querela.
La situazione si è normalizzata poco prima delle 13 dopo l’intervento del proprietario Giuseppe Tonutti, giunto a bordo di un gigantesco trattore. Poco prima c’era stato l’arrivo della mietitrebbia che nel giro di mezz’ora ha raso al suolo le figure geometriche che per più di qualcuno rimangono comunque opera di Ufo o entità non umane.
Angelo Orfanò Chiarenza
Messaggero Veneto
POVOLETTO.
«Esistono due metodi - continuano gli addetti ai lavori - dal centro verso l’esterno o viceversa dall’esterno al centro. Nel caso di Povoletto addirittura il centro non è proprio il centro del cerchio, perché leggermente spostato e la circonferenza è un po’ ovale. Una volta pianificato e messo su carta il progetto, basta fare una scala metrica di riduzione e stabilire la direzione e la lunghezza dell’interasse con almeno due punti distali. Per entrare nel cerchio, basta sfruttare i corridoi precedentemente creati dai mezzi agricoli. I cerchi si possono realizzare anche in poche ore, con condizioni di luminosità praticamente nulle e con un minimo di tre persone. Con questo non è corretto affermare che siano tutti creati dalla mano umana, ma che semplicemente è un fenomeno in parte riproducibile e di difficile interpretazione. Saranno comunque effettuate le analisi sulla spiga che siamo riusciti a prelevare da un campo, prima che questo fosse “spianato” dalla mietitrebbiatrice, anche se il responso ha alte probabilità di essere negativo».
E quindi quasi certamente i tre cerchi – il più ampio ne aveva un altro al suo interno – sono opera umana.
Messaggero Veneto
I cerchi nel grano
POVOLETTO.
Hanno preso d’assalto la rotonda di Godia neanche fosse il litorale di Lignano. E non li ha spaventati neppure la canicola che all’ora di punta ha toccato i 33/35 gradi. Coppie con bambini piccoli, ragazzini, adolescenti, ciclisti, persone di mezza età, curiosi armati di macchina fotografica, apparecchi digitali e gli immancabili telefonini.
Appena si è diffusa la notizia che in un campo di grano al confine con Povoletto erano comparsi dal nulla tre cerchi – e quello maggiore ne conteneva un quarto – centinaia di persone sono andate a curiosare creando non pochi problemi alla circolazione, tanto che è stata allertata una pattuglia di carabinieri del Nucleo radiomobile che ha faticato non poco a convincere i curiosi più indisciplinati che non era proprio il caso di lasciar parcheggiata la macchina sulla rotonda per gustarsi l’insolito spettacolo.
E solo l’accertamento di chi aveva compiuto infrazioni e l’arrivo dei rinforzi ha portato la circolazione quasi alla normalità. Perchè ieri mattina poco dopo le 9, raccontano i primi testimoni, la rotonda era intasata di vetture: alcune provenienti anche da paesi che distano decine di chilometri di distanza.Lo “spettacolo” dei quasi perfetti cerchi lo si poteva ammirare da una collinetta e il non vasto campo di grano, il cui raccolto ha prodotto circa 50 quintali di frumento, ne ospitava tre quasi certamente creati alle prime ore dell’alba di ieri, come confermato dal proprietario dell’appezzamento di terreno Giuseppe Tonutti, titolare dell’agriturismo Chilometro 6 a Martignacco.
«Venerdì sera era tutto tranquillo e ieri mattina con calma, dopo aver lavorato in altri campi, sarei dovuto venire a fare il raccolto. Non ce l’ho con i curiosi, ma di sicuro quel o quei buontemponi che hanno fatto questo scherzo mi hanno fatto perdere almeno 5/10 quintali di grano. Un danno di qualche centinaio di euro».
I più curiosi, e sono state diverse decine, tra le centinaia di persone confluite sul posto, non hanno esitato a scendere dalla collinetta e, senza rovinare il campo, arrivare al centro dei cerchi, sfruttando i numerosi corridoi di una decina di centimetri creati dai trattori che fornivano al terreno i prodotti necessari per la crescita del frumento.
La prima pattuglia di carabinieri, arrivata da Cassacco prima delle 10, probabilmente pensava a un incidente o a un incendio nella zona, visto l’intasamento delle vetture nella rotonda di Godia e ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per riportare la calma e il traffico nei limiti accettabili.
Non sono mancati gli accertamenti per coloro che avevano posteggiato in malo modo sulla strada o scesi nella proprietà privata, ma difficilmente ci sarà un seguito per loro visto che il bonario proprietario non intende sporgere denuncia o querela.
La situazione si è normalizzata poco prima delle 13 dopo l’intervento del proprietario Giuseppe Tonutti, giunto a bordo di un gigantesco trattore. Poco prima c’era stato l’arrivo della mietitrebbia che nel giro di mezz’ora ha raso al suolo le figure geometriche che per più di qualcuno rimangono comunque opera di Ufo o entità non umane.
Angelo Orfanò Chiarenza
Messaggero Veneto
01 luglio 2012
POVOLETTO.
GLI ESPERTI: CREATI DALL'UOMO. ECCO COME SI FA
«I cerchi nel grano, soprattutto quelli con una struttura semplice, possono essere realizzati con corde di misura prestabilita e un palo o persone che fanno da punto centrale per il raggio, facendo da perno; per lo schiacciamento delle spighe è sufficiente una tavola di 120 centimetri o rulli da giardino. Lo dichiarano il presidente e la vicepresidente di Stargate Fvg il toscanissimo Valter Colognori e l’indigena Barbara Trevisan che da anni studiano questo fenomeno che anche in Friuli si ripete con cadenza quasi annuale.
E quindi quasi certamente i tre cerchi – il più ampio ne aveva un altro al suo interno – sono opera umana.
Messaggero Veneto
01 luglio 2012
A MENO DI UN CHILOMETRO DA CASA, IL PARCO DEL TORRE CHE SI ESTENDE LUNGO IL PERCORSO DEL TORRENTE OMONIMO.
Uno degli accessi al Parco del Torre
Foto Elisa Colavitti
Percorso naturalistico all'interno del Parco del Torre
Foto Elisa Colavitti
CALDO INFERNALE OGGI, 2 LUGLIO, A UDINE. SI MANGIA FRESCO E LEGGERO: POMODORI RIPIENI.
Ripieno: tofu frullato, carote e patate cotte a dadini, piselli, caperi, olive, olio extravergine d'oliva. Servire freddo.
SONO ARRIVATE LE GHIOTTONE ATTIRATE DAL PROFUMO DELLA LAVANDA.
Apis mellifera. Ordine degli Imenotteri
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